Attualità, Politica

Note polemiche sugli attentati di Parigi #1

Vorrei utilizzare questo spazio per lanciare una serie di considerazioni su alcune tematiche che dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico dopo gli attentati di Parigi e che, invece, sono sin qui state bypassate dagli organismi di informazione e dalle istituzioni nazionali ed europee.

 

1) La gestione degli attentati

Le mie prime considerazioni riguardano i tristissimi momenti degli attentati. Lo scoppio dei primi ordigni, udibile in gran parte della città, è stato definito un banale “incidente” dallo speaker dello Stade de France, ricolmo di 80000 spettatori: questa pratica (minimizzare un fatto grave), pur giustificata dal nobile intento di non scatenare il panico in un luogo con una grandissima concentrazione di anime, ha palesato tutte le sue lacune. Se infatti poteva rivelarsi una strategia utile sino a pochi decenni fa, quando la comunicazione di massa non era sviluppata (e si potevano concretamente tenere ignare decine di migliaia di persone su fatti avvenuti a pochissima distanza da loro), oggi è impossibile ottenere gli stessi benefici effetti: ogni spettatore munito di smartphone ha potuto scoprire, a distanza di pochi minuti, che qualcosa di molto grave stava avvenendo nelle vicinanze (addirittura Facebook è ricorso allo strumento del Safety Check, un meccanismo per cui ogni persona localizzata nella zona degli attentati ha ricevuto una notifica dove gli si chiedeva se stesse bene). Il panico ha preso poi moltissimi spettatori, con le conseguenti celebri immagini del terreno di gioco dello stadio pieno di tifosi impauriti. A completare questo quadro, la “fuga alla chetichella” del Presidente Hollande e la decisione di continuare comunque la partita Francia-Germania fanno quantomeno dubitare che l’emergenza potesse essere gestita diversamente.

Lo stesso dubbio diventa certezza scoprendo uno dei primi provvedimenti del Presidente Hollande che, dopo alcune ore, ha sancito la chiusura delle frontiere francesi, in barba al concetto di Unione Europea ed al Trattato di Schengen. Tale mossa non solo offende una cultura ed un comune sentire europeo -ancora di difficile affermazione-, ma è anche totalmente inutile di fronte alla constatazione che il fenomeno con cui la Francia fa i conti è quello dei cosiddetti lupi solitari, di jihadisti -apparentemente- perfettamente integrati nella realtà del paese, come tali quasi impossibili da individuare.

I tifosi riversatisi nel campo da gioco dello Stade de France

I tifosi riversatisi nel campo da gioco dello Stade de France

 

2) Il ruolo di media ed istituzioni

Passata la fase calda della vicenda, si è poi aperta una fase altrettanto piena di spunti di riflessione: la gestione della “notizia” da parte dei principali media e delle istituzioni. E’ iniziata, infatti, una lunghissima trafila di dichiarazioni, titoli di giornali, opinioni di esimi commentatori, tutte riconducibili ad una logica comune: quella che stiamo vivendo è una vera e propria guerra, una guerra combattuta fra il bene -l’Occidente- ed il male -l’estremismo islamico/terrorista morbosamente desideroso di aggredire le certezze e la pacifica tranquillità dell’Europa-. In questo quadro, ad alcuni giornalisti nostrani (forse ansiosi di copiare la terminologia di libri e film fantasy) va dato il merito di aver coniato il termine “Stati liberi” per intendere gli Stati occidentali . Tutto questo dispiegamento di “forze mediatiche” mirante a eccitare l’opinione pubblica, ad aizzarla contro un nemico odioso, sembra apparentemente inspiegabile. Non fosse che alcuni giornalisti, alla frase “siamo in guerra” abbiano aggiunto altre frasi di portata ben più concreta: cito su tutto Massimo Gramellini, giornalista de “La Stampa”, che a “Che Tempo Che Fa”, programma di Rai 3, ha recentemente ribadito come “…siamo in guerra…”, aggiungendo poi “…non lamentiamoci se in guerra si dovranno far sacrifici…”, ad esempio in termini di privacy, tramite un maggior uso di intercettazioni. Ecco che allora il comportamento dei media diventa spiegabile con il desiderio di rendere meno amara una pillola amarissima per le libertà dei cittadini di questi famosi Stati liberi: introdurre, nella libera Europa, normative che, in nome della libertà dei cittadini, riducano alcune libertà e diritti fondamentali dei cittadini. Per quanto possa sembrare uno scioglilingua, è il gioco di prestigio che il Presidente Hollande si è già lasciato scappare (si veda il punto 3). Un’ulteriore sacrificio che si potrà richiedere ai cittadini europei potrebbe essere quello di sopportare pazientemente spese militari ben maggiori di quelle preventivate (in barba ai rigidi parametri di bilancio europei).

Queste due tipologie di sacrifici -economici (maggiori spese) e giuridici (compressione di alcuni diritti fondamentali della persona)- sono di facile imposizione ad un popolo che si sente gravemente minacciato da un nemico esterno ed agguerrito, mentre suonerebbero come un’offesa al concetto di Stato Democratico in qualunque altra situazione (per esempi concreti si veda ancora il punto 3).

Ometto qualsivoglia ipotesi sulle motivazioni che potrebbero spingere la stampa a comportarsi in questo modo, non volendo presentare ai lettori delle mie mere supposizioni.

 

2.1) La scelleratezza degli sciacalli dell’informazione

Una postilla volevo dedicarla ad una piccola parte dei soggetti pubblici. La combinazione fra il diritto-dovere d’informazione e la libertà di manifestazione del pensiero, ambedue situazioni giuridiche tutelate dalla costituzione, non giustifica titoli di giornale come “Bastardi islamici” bastardi-islamici o tweet come quello di Gasparri, motivati dall’esclusivo desiderio di rubacchiare qualche consenso eccitando gli istinti delle persone: questo diventa ancora più grave ove si consideri come tutto ciò sia avvenuto a pochissima distanza dagli attentati, quando forse ci si sarebbe dovuti chiudere in un rispettoso e decoroso silenzio.

gasp

In particolare mi vorrei soffermare sul tweet dello statista Pdl (che vi prego di leggere prima di proseguire con la lettura del mio articolo): si dovrebbe informare l’on.Gasparri che Isis non è un posto ben definito sulla cartina (come tale da “radere al suolo”) e che la brillante tattica (l’alzata in volo degli aerei, per intenderci) è seguita da mesi, tuttora senza risultati decisivi, da svariate potenze mondiali. Per chi fosse forte di stomaco, il suo profilo Facebook offre una maggior puntualizzazione della sua strategia anti-terrore: “schiacciare i terroristi come scarafaggi” (sagace metafora faunistica), “chiudere le frontiere” (sic! si veda quanto detto al punto 1 sulla medesima scelta fatta da Hollande), “mettere sotto controllo tutti gli islamici in circolazione” (brillante come spiare cinque milioni di siciliani per scovare una manciata di migliaia di mafiosi).

 

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Formula 1

Pagelle SemiSerie™: Gran Premio del Bahrein

Ho voluto risparmiare al lettore l'ennesima faccia da funerale di Rosberg...

Ho voluto risparmiare al lettore i dettagli dell’ennesima faccia da funerale di Rosberg…

Salve a tutti, 

la tappa in Bahrein si è conclusa con la terza vittoria in quattro gare di Lewis Hamilton, ora autore della prima fuga di questa stagione (+27 su Rosberg). Stratosferico anche Raikkonen, capace di cogliere un secondo posto meritatissimo grazie ad una brillante gestione degli pneumatici. 

Ps: perdonate l’enorme ritardo, ma il pagellista è stato rapito da Renzi, che necessita di migliaia di schiav manodopera per far -realmente- partire l’Expo il 1° Maggio.

Buona lettura! 

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Formula 1

Pagelle SemiSerie™: Gran Premio della Malaysia

Vettel ricorda un pilota capace di 91 vittorie nella classe regina; Hamilton si da all'alcolismo per non doverlo vedere esultare mentre Rosberg sembra Briatore alla vista di una cartella di Equitalia

Vettel ricorda un pilota capace di 91 vittorie nella classe regina imitandone il celebre salto, Hamilton si da all’alcolismo per non doverlo vedere esultare mentre Rosberg è felice come Briatore alla vista di una cartella di Equitalia

Salve a tutti,

è finalmente “iniziato” il Mondiale 2015 di F1: dopo lo scempio australiano, con un tasso di suicidi alle stelle fra i malcapitati spettatori privi di un telecomando funzionante -fra i quali si annovera il sottoscritto-, la Malaysia ci regala un gran premio avvincente, anche grazie alla Safety Car nelle prime fasi di gara, capace di rimescolare le carte.

Buona lettura!

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Diritto, Politica

L’articolo 18 – Parte 2: il punto di vista politico

Nota di lettura: le due parti dell’articolo sono state separate per la diversa finalità che si prefiggono. La prima sezione cerca di offrire, nel modo più oggettivo possibile, il quadro giuridico, fornendo al lettore gli elementi necessari per raggiungere le sue conclusioni sulla necessità della tanto dibattuta riforma dell’articolo 18. Nella seconda metà l’autore vuole offrire il suo punto di vista (cercando di tenersi vicino ai dati tecnici precedentemente esposti).    

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Conclusa, nella precedente sezione dell’articolo, la disamina giuridica della questione, è opportuno analizzare, avendo ora a disposizione tutti gli elementi tecnici, la teoria politica che invoca la radicale revisione dell’articolo 18 (dello Statuto dei Lavoratori, nda), additandolo come responsabile della crisi occupazionale che affligge il nostro Paese. Continua a leggere

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